Analisi strutturale, processi di crescita e stock di carbonio in una rete italiana di faggete vetuste

Gianluca Piovesan, Alfredo Alessandrini, Michele Baliva, Tommaso Chiti, Ettore D'Andrea, Bruno De Cinti, Alfredo Di Filippo, Luigi Hermanin, Marco Lauteri, Giuseppe Scarascia Mugnozza, Bartolomeo Schirone, Emanuele Ziaco, Giorgio Matteucci

Abstract


Nell’ambito del progetto PRIN «Cambiamenti climatici e foreste - Risposte dendroecologiche ed ecofisiologiche, produttività e bilancio del carbonio in una rete italiana di faggete vetuste», sono state analizzate 9 faggete delle Alpi orientali e dell’Appennino centrale per determinarne: i) il grado di vetustà su base strutturale e dendroecologica; ii) gli stock di carbonio (C) nei diversi comparti ecosistemici; iii) una caratterizzazione ecofisiologica sulla base degli isotopi stabili. In alcune tra le più vecchie e meno disturbate faggete italiane sono state esaminate: la struttura delle piante vive e della necromassa; le caratteristiche del suolo; e gli stock di C. Inoltre foglie, lettiera e carote legnose sono state campionate per le analisi dendroecologiche, dei nutrienti e degli isotopi stabili, per studiare la struttura per età, sviluppare cronologie di disturbo, valutare le risposte climatiche di medio e lungo termine
ed investigare alcuni aspetti ecofisiologici.
In tutti i popolamenti studiati i valori di area basimetrica, volume e il numero di grandi alberi per ettaro sono confrontabili con quelli di riferimento riportati per foreste vetuste europee e nord-americane, mentre il quantitativo di necromassa presente è generalmente basso, eccetto nei due siti più naturali. Le distribuzioni diametriche variano tra curve bimodali e la sigmoide-ruotata. Le analisi strutturali e le cronologie di disturbo rivelano l’importanza di eventi di medio-bassa severità nel generare una struttura a scala fine, confermando precedenti risultati ottenuti in foreste di faggio. Diversi gradi di ‘vetustà’ sono stati identificati
per le faggete alpine ed appenniniche attraverso un approccio “strutturale”, che si è dimostrato un valido strumento per l’individuazione delle foreste vetuste.
Risultati preliminari sugli stock di carbonio, ottenuti in un sottocampione di popolamenti, indicano come tali foreste vetuste siano rilevanti riserve di carbonio, con 192 - 268
MgC ha-1 di biomassa (67-73% nella parte epigea; 27-33% nella parte ipogea; 4 popolamenti) e 7 - 21 MgC ha-1 nella necromassa. In questi popolamenti anche lettiera (esclusa la
necromassa) e, soprattutto, suolo stoccano notevoli quantitativi di carbonio (5 - 9 MgC ha-1 nella lettiera, 4 popolamenti; 168 - 420 MgC ha-1 nel suolo, 3 popolamenti). Infine l’analisi
della discriminazione isotopica del carbonio (Δ), un indicatore dell’efficienza di uso idrico, è stata condotta su carote legnose estratte da un sottocampione di siti; sono state quindi
descritte le prospettive di questa tecnica per una interpretazione ecofisiologica retrospettiva degli impatti del cambiamento climatico sulle foreste vetuste.
I risultati preliminari ottenuti nell’ambito del progetto PRIN indicano come gli indicatori ecologici utilizzati possano essere usati per produrre valide descrizioni delle strutture
forestali e dei processi che guidano le dinamiche dei popolamenti (‘approccio strutturale’).
L’utilizzo di tecniche di campionamento multiple e l’integrazione di diversi gruppi di ricerca con competenze complementari può inoltre favorire una più profonda conoscenza dell’ecologia
e delle dinamiche delle foreste vetuste.

Keywords


foresta vetusta; dendroecologia; regime di disturbo; stock di carbonio; isotopi stabili

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